Escursione del 27 Febbraio 2026-Serrapopolo di Scandriglia
Eco di tempi passati - tra Natura ed atmosfere benedettine - l’insegnamento più grande.
Potrei dirvi che abbiamo raggiunto il vecchio monastero benedettino sul monte Serrapopolo come si raggiunge un ricordo, non un luogo: salendo tra pieghe di colline che sembravano respirare, mentre il silenzio si faceva più fitto a ogni passo. Lì, dove l’aria diventa più sottile e i panorami si aprono come antiche pergamene, la presenza dei monaci cistercensi si avverte ancora, non nei volti ma nelle pietre, nella severa armonia della regola che per secoli ha modellato vite, pensieri e giorni identici e diversissimi.
Tra quelle mura consunte dal vento pare ancora di vedere gli amanuensi chini sulle pagine, come presenze di luce, intenti alla lenta opera di trasmissione del sapere, di custodia e selezione, di vigilanza sui libri come fossero creature vive. Là dentro, la memoria sfiora inevitabilmente l’eco del romanzo Il nome della rosa, e sembra che la nebbia stessa custodisca misteri, passi invisibili, ombre di biblioteche perdute.
Ma ciò che più ha inciso non appartiene al passato.
È stato un gesto presente, quieto, quasi impercettibile.
Nell’aria fresca e pungente del mattino, mentre il gruppo avanzava tra gradini irregolari e sentieri velati, gli Accompagnatori del CAI hanno regolato il proprio passo su quello del più lento. Non per dovere, non per mostra, ma come si fa nei branchi di lupi, dove è il lupo più fragile a stabilire l’andatura, perché nessuno resti indietro e il cammino sia davvero comune.
E in quel semplice rallentare c’era una lezione antica quanto il monastero, ma più viva: che guidare non significa stare davanti, ma saper custodire l’ultimo.
Che un gruppo non è forte per chi corre, ma per chi viene atteso.
Che il ritmo vero non lo detta chi domina la strada, ma chi ha bisogno di tempo.
E così, tra pietre, vento e storia, abbiamo imparato che la cosa più preziosa non era ciò che ci circondava, ma ciò che si muoveva accanto a noi: un esempio silenzioso e limpido, capace di restare inciso ben più delle abbazie, dei manoscritti e dei secoli che ci guardavano dall’alto.
La referente del progetto CAI
Prof.ssa Verginia Bernardini






